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Viaggio nella “città dei ragazzi” tra storia e progetti futuri

Su via della Pisana che unisce, nel quadrante ovest della Capitale, la città alla campagna romana, si affaccia un lungo viale alberato che porta alla Città dei ragazzi.

Tra ulivi, cipressi e siepi sempreverdi, una lapide ricorda che lì riposa Monsignor J.Patrick Carrol-Abbing, candidato al Nobel per la Pace nel 1988: “Qui vive tra i suoi ragazzi il fondatore della Città”, si legge sulla lastra di marmo che interrompe il prato. E qui, alla fine degli Anni ’50, nasce questa “città giardino” per accogliere gli orfani nel secondo dopoguerra.

Così, ancora oggi, appare ai visitatori: come una cittadella immersa nel verde inframmezzato da piccole costruzioni fatte di pietra. Ogni anno, in media, 40 minori – divisi in quattro gruppi appartamento – vivono all’interno della Fondazione Opera per le Città dei Ragazzi.

Gli adolescenti accolti provengono da oltre 20 Paesi, in maggioranza dall’Africa, Medio Oriente ed Est Europa: sono i minori stranieri non accompagnati, la cui storia – negli anni – pur disegnando una parabola ogni volta diversa a seconda della forza di volontà che muove ciascuno, della capacità di adattamento ma anche dei traumi subiti durante la stessa esperienza migratoria, è spesso simile nelle condizioni di abbandono e povertà materiale ed educativa di partenza.

Eppure molti ce la fanno e rinascono, proprio a partire da questo viale e dal giardino che lo circonda, dal suo laboratorio di falegnameria e dalla cucina, dal piccolo bazar   e dalle regole di vita in comune.

Ci sono stati Jalal, afgano arrivato adolescente in Italia nascosto nel cassone di un tir, che oggi è un affermato sarto in una delle boutique più belle del centro di Roma. Abdi, fuggito dalla Somalia durante la guerra civile e – dopo un apprendistato – promosso a falegname verniciatore presso una falegnameria artigiana. Hamed, egiziano, rimasto in balia per diversi mesi dei trafficanti di uomini in Libia, e accolto  qui, in Italia, dove poi ha imparato il lavoro del parrucchiere, con un sogno nel cassetto: aprire un negozio tutto suo con un reparto di estetica.

“La politica che adotta Città dei Ragazzi”, spiega il presidente Fabio Incastrini, “è la pedagogia dell’autogoverno: si basa sul principio della responsabilità individuale, come risorsa da attivare per riconoscere ed esercitare i propri diritti e assumere i doveri di cittadinanza a partire dal microcontesto educativo nel quale si è inseriti”. Come la gestione responsabile della propria camera, quella del gruppo appartamento come se fosse la propria casa, l’esercizio responsabile dei propri impegni e la gestione dei beni comuni.

La Città dei Ragazzi attualmente ospita 37 giovani, per lo più minori non accompagnati: “Nel corso della sua storia”, racconta  Incastrini – si è passati da un’utenza soprattutto italiana e di bambini e ragazzi di giovane età, scuola media, a giovani quasi esclusivamente stranieri in maggioranza adolescenti, con un’età    media di 16-17 anni”.

L’obiettivo primario è quello di far acquisire ai ragazzi la licenza di scuola di secondo grado, le scuole medie, ma nella struttura vengono organizzati corsi di formazione professionale che garantiscono uno sbocco concreto nel mercato del lavoro. Infatti, tra i punti di forza della Città, sottolinea il suo presidente, “c’è sicuramente la cura dei percorsi formativi professionalizzanti, pensati in modo specifico per questi ragazzi ma aperti anche a soggetti fragili del territorio”.

Un dato importante riguarda il tasso di inserimenti lavorativi post corsi di formazione che arriva ad oltre l’80%: “I nostri principali interlocutori sono gli enti pubblici, in particolare il Comune di Roma, ma anche i soggetti del privato sociale e del terzo settore con i quali vi è uno scambio continuo di esperienze, di collaborazione, sinergia oltre che l’elaborazione di progetti comuni”.

Accoglienza, sì, ma soprattutto educazione interculturale, dunque: per questo, la prima emergenza riguarda la lingua, che ha bisogno di un contributo specialistico integrativo che “i soli servizi scolastici non riescono a garantire”.

“La sfida che ci impegnerà di più nei prossimi anni è quella di far diventare la Città dei Ragazzi un polo ad alta densità educativa, con una pluralità di servizi e e proposte, aperta a tutto il territorio”, conclude Incastrini. Tutto questo, a quanto pare, troverà espressione in una serie di progetti strategici sui quali alla Città dei ragazzi stanno lavorando, “la cittadella dello sport sociale ed inclusivo, il progetto di agricoltura sociale con attività di accoglienza e fattoria didattica, l’ampliamento dei servizi socio-educativi con l’apertura di un servizio di semiautonomia, il recupero e l’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare in un’ottica di ecologia integrale”.

Per cento, mille altri Jalal, Abdi e Hamed: perché a partire da questa cittadella nel verde, il sogno di un futuro diverso diventi l’esercizio di diritto. Su cui costruire una vita migliore.